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Infanzia violata

Ormai sono passati alcuni giorni dal clamore e la “popolarità” di questa foto sul web. Dopo tutto questo tempo riguardarla mi dà le stesse sensazioni del primo giorno e ho sentito bisogno di scrivere qualcosa, non per altri, nessuno leggerà mai quanto sto scrivendo, ma per me. Per me perché vorrei riuscire fra un anno a riguardare questa foto e provare quello che provo adesso, nello stesso identico modo.

Questa foto parlerebbe quasi da sola, mostrerebbe il terrore, il dolore, il disagio di una piccola bambina in quello che ricorda un campo profughi. Già da sola riesce a fare male, l’espressione della piccola, Houda il suo nome, mostra tutto quello che a quell’età non si dovrebbe provare mai. A questo si aggiunge il motivo della sua espressione e, soprattutto, del suo alzare le mani sopra la testa con i pugni stretti: è un gesto di resa, come quando ci viene puntata contro un’arma. Proprio questo ha pensato lei quando il fotoreporter le ha puntato contro l’obiettivo: ha creduto fosse un’arma e, come probabilmente qualcuno le aveva insegnato, si è arresa. Quando ho letto per la prima volta questa descrizione mi sono immedesimato nel fotoreporter, mi sono immaginato di essere al suo posto, ho immaginato quella bambina che di fronte a me alzava le sue piccole braccia tese per chiedere di non essere uccisa. Ho pianto, sono stato male ed anche adesso che scrivo provo le stesse sensazioni di dolore. Sento il terrore di quella bambina e l’impotenza di non poter fare nulla.

Immaginandomi al posto del reporter mi sono visto posare la fotocamera, avvicinarmi lentamente verso di lei e stringerla a me, abbracciarla e baciarla sulle sue guance e dirle che tutto questo non era vero, si trattava semplicemente di un brutto gioco che sarebbe finito e già dal mattino dopo non avrebbe più dovuto avere paura di nessuno, perché nessuno le avrebbe puntato un arma contro. L’avrei stretta forte per farle sentire che non era sola, che non doveva avere paura, che io ero lì e l’avrei protetta.
Non ci può essere niente di giusto se una bambina di soli quattro anni si trova ad implorare di non essere uccisa, niente. Mi chiedo se ci sia speranza per il genere umano, se davvero ci meritiamo la terra in cui viviamo, se davvero non sarebbe meglio la nostra estinzione.

 

“…da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”

Nella Mia Ora Di Libertà

F. De andré

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